La medicina energetica: dalla fisica quantistica alle filosofie orientali

La medicina energetica: dalla fisica quantistica alle filosofie orientali

Introduzione

La medicina energetica si basa sul presupposto che accanto al nostro corpo fisico e al nostro corpo mentale esiste anche un corpo vitale, costituito da energia. Nel passato la scienza si è concentrata soprattutto sulla biochimica e sulle interazioni molecolari, così facendo si è perso di vista il ruolo degli elettroni, dei campi magnetici dei relativi processi energetici, delle proprietà dello spazio e il ruolo della coscienza stessa. Riscoprendo le antiche tradizioni delle medicine orientali, riviste in chiave moderna alla luce delle nuove scoperte di fisica quantistica ed epigenetica, possiamo ritrovare potenti strumenti per riportare l’organismo in una condizione di vitalità e salute.

Le scoperte della fisica quantistica rivoluzionarono lo studio della fisica e furono applicate nel campo della biotecnologia medica con ottimi risultati, ma siamo ancora lontani da una consapevole rivoluzione culturale.  La fisica, infatti, è il fondamento di tutte le scienze ma la biologia si basa ancora sulla superata, benché ordinata, versione newtoniana del funzionamento del mondo, rimanendo attaccata al mondo fisico di Newton ed ignorando il mondo fisico invisibile dei quanti, in cui la materia è fatta di energia e non esistono assoluti.

Infatti la medicina occidentale rimane strettamente ancorata alla biochimica, utilizzando le scoperte della fisica quantistica solamente per implicazioni tecnologiche e non di pensiero.

Ma la fisica quantistica ci ha dimostrato che nessun fenomeno nell’infinitamente piccolo avviene senza una relazione con il contesto globale, che la realtà cioè non è altro che una fitta rete di relazioni al di fuori delle quali non possono esistere singoli enti.

Inoltre ha sottolineato che l’atto stesso del conoscere modifica e, in un certo qual modo, determina il conosciuto. Filosoficamente ciò ha contribuito ad invertire l’assioma base del processo cognitivo, approssimandolo a quello del pensiero orientale: non si conosce la realtà come appare, ma appare come la si conosce.

Bruce Lipton, biologo cellulare di fama mondiale, ha applicato questi concetti allo studio della biologia cellulare da più di vent’anni andando a verificare come la singola cellula risulti maggiormente influenzata dal suo ambiente fisico ed energetico piuttosto che dai suoi geni, dando finalmente alla dimensione energetica dell’ambiente ciò che gli spetta e tentando un primo parallelismo tra la saggezza spirituale delle tradizioni antiche e la medicina allopatica.

Questi concetti vennero successivamente sviluppati nelle teorie che stanno alla base dell’epigenetica, attraverso quindi lo studio dei meccanismi molecolari per mezzo dei quali l’ambiente controlla l’attività dei geni.

La medicina contemporanea è giunta al suo massimo splendore. Grazie agli indiscutibili progressi delle tecniche diagnostiche, della farmacologia e della chirurgia molte patologie prima sconosciute o ritenute incurabili, oggi possono essere affrontate e guarite con successo.

Tuttavia, crediamo che sia necessario per noi medici interrogarsi e mettere in discussione le certezze del nostro modo di procedere razionale; infatti, sul piano umano, l’espansione, la sofisticazione e la perfezione dell’azione terapeutica non hanno fondamentalmente diminuito l’angoscia e la solitudine dell’uomo di fronte al dolore, alla malattia e alla morte.

In medicina moderna si assiste alla moltiplicazione degli specialisti per settori corporei sempre più limitati e l’intero non viene più percepito come un ‘entità significativa’.

Milioni di individui attribuiscono i loro problemi di salute non a una combinazione di cause mentali, fisiche, emotive ed energetiche, ma semplicemente all’inefficienza dei loro meccanismi biochimici.

La maggior parte dei medici e degli psicologi non ha infatti compreso l’importanza dello spostamento di paradigma che si sta verificando nella fisica.

Studiando i meccanismi di “controllo” del corpo, i ricercatori hanno focalizzato l’attenzione su un’ampia gamma di segnali fisici suddivisi in precise famiglie chimiche, tra cui i succitati ormoni, citochine, fattori di crescita, soppressori dei tumori, messaggeri e ioni. Ma, a causa del pregiudizio materialistico newtoniano, la scienza ortodossa ha continuato a ignorare il ruolo svolto dall’energia nella salute e nella malattia.

La medicina energetica ci permette di formulare una teoria ancora più generale sulla guarigione corpo-mente, quando ci ricordiamo che oltre a un corpo mentale e un corpo fisico possediamo anche un corpo vitale.

Il corpo vitale, chiamato pranamaya kosha nel Vedanta, non ha estensione, la sua modalità di movimento è detta prana in sanscrito, qi in cinese e dal punto di vista occidentale può essere paragonato a quello che noi chiamiamo energia vitale. I contenuti del corpo vitale sono le funzioni vitali, che sono rappresentate dai vari organi del corpo fisico, proprio come i contenuti dell’apparato mentale sono rappresentati come software all’interno dell’hardware del cervello. Le modalità di movimento del corpo vitale – prana o qi – possono essere descritte come onde di possibilità quantiche e l’energia vitale, così come il pensiero, viene sperimentata interiormente.

Siamo diventati così dipendenti dal linguaggio, parlato e scritto, che abbiamo trascurato il sistema di comunicazione basato sulla nostra percezione dell’energia. Come in qualunque funzione biologica l’assenza di uso conduce all’atrofia.

Le sensazioni legate alla zona del cuore associate al romanticismo, il nodo che sentiamo allo stomaco quando siamo agitati, la contrazione alla gola quando per la prima volta parliamo in pubblico, la pressione e il pulsare delle sopracciglia quando ci concentriamo sono tutti dovuti ai movimenti condizionanti del prana e in sanscrito sono chiamati chakra.

Viene quindi automatico il parallelismo con le antiche medicine orientali quali la medicina tradizionale cinese e la medicina ayurvedica.

Entrambe queste medicine parlano di canali o sentieri in cui si muove l’energia vitale, tuttavia i canali indiani (nadi) non corrispondono esattamente a quelli cinesi (meridiani) anche se si possono trovare importanti analogie.

I Chakra possono quindi essere considerati come delle stazioni di energia che governano importanti funzioni psico-fisiche ed energetiche. I chakra principali, detti CHAKRA EVOLUTIVI, sono sette e nascono dai punti di congiunzione delle Nadi principali.

Sono associati a livelli energetici diversi, dal primo (MULADHARA) legato alla terra e alla solidità che questa rappresenta all’ultimo (SAHASRARA) che è la porta di connessione con l’energia più alta e pura, considerata l’energia cosmica. Sul piano fisico trovano localizzazione lungo il canale vertebrale e sono associati a ghiandole endocrine responsabili di importanti funzioni corporee.

Le medicine tradizionali orientali sfruttano questa visione energetica dell’uomo; prendendo in considerazione l’intrinseca relazione tra l’individuo e il cosmo, tra la materia e l’energia. Si basano sullo sviluppo e il potenziamento delle capacità di auto-guarigione dell’organismo in cui mente, corpo e universo formano una realtà inseparabile e interdipendente nella quale ogni disturbo si manifesta prima a livello sottile ed energetico e in un secondo tempo a livello fisico. All’interno di questa visione olistica lo yoga diventa uno strumento per l’auto-guarigione. Le pratiche dello Yoga (Asana, Pranayama, Mudra e Bandha, Dharana, Dhyana ) hanno infatti come fine ultimo il riequilibrio energetico del corpo energetico, attraverso la rimozione di eventuali blocchi per permettere così all’energia vitale, Prana, di circolare liberamente.

Sul piano fisico questo si traduce nella ricerca e nella conservazione di uno stato di salute corporeo in cui tutti gli apparati cooperano per assicurare il funzionamento e l’armonia delle normali funzioni fisiologiche e il mantenimento dell’omeostasi. In questo panorama il significato di Yoga coma “unione” può quindi essere visto come l’integrazione di apparati corporei diversi ma interdipendenti che collaborano per garantire l’equilibrio interno nonostante le variazioni dell’ambiente esterno. Non si può quindi prescindere dal considerare l’interazione con l’ambiente esterno, visto come un macrocosmo pervaso di energia con cui creare quella stessa cooperazione e armonia fondamentale per l’equilibrio interno (microcosmo). Per questo lo yoga viene considerata una disciplina da applicare alla vita quotidiana, in cui le scelte di relazioni con l’esterno (stile di vita e relazioni sociali) possono influenzare gli equilibri energetici del corpo sottile e lo stato di salute del corpo fisico.

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